mercoledì 22 giugno 2011

La morte di un sogno - Storia della Route 66/4

In un certo senso si potrebbe dire che la Route 66 l'abbiano uccisa i Nazisti. Come, direte voi? Successe che durante la Seconda Guerra Mondiale, con l'invasione della Germania, i comandi militari americani si resero conto di quanto piu' sviluppato fosse il sistema stradale costruito dai tedeschi in Germania, e di quanto fosse piu' facile e veloce spostare truppe e armi su quelle authobahn ad accesso limitato, costruite diritte come grissini. In confronto, il sistema viario americano, frutto di un'accozzaglia di strade locali ricucite da cartelli numerici, era ridicolo.

Ed e' infatti subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale che emerge e prende piede l'idea di costruire un nuovo sistema stradale in America: strade ad accesso limitato, che dovranno bypassare le cittadine e i villaggi, e sulle quali sara' molto piu facile e veloce trasportare truppe in caso di bisogna. D'altro canto, i danni causati durante la guerra dal trasporto militare americano sulle Highways come la Route 66 erano evidenti.

Sul finire degli anni '50, quindi, proprio mentre la Route 66 e' al suo apice nell'immaginario americano, si cominciano a costruire le Interstate, le autostrade ad accesso limitato come quelle odierne. Anche la Route 66 viene affiancata da tutta una serie di Interstate, spesso a neanche duecento metri di distanza. Nel 1977 la costruzione delle nuove Interstate per rimpiazzare la Route 66 e' completa, anche se e' solo nel 1985 che la Route 66 viene finalmente declassata e cessa ufficialmente di essere una highway.

[Piccola notazione linguistica che per noi italiani puo' creare confusione: le parole inglesi Highway e Interstate vengono spesso tradotte in italiano con lo stesso termine, autostrada. In realta' indicano due tipi di strade ben diverse in America. E' per questo che spesso, quando si chiedono indicazioni per una highway, nel 99% dei casi si finisce per essere indirizzati verso una strada simile alle nostre statali, e non verso l'autostrada come la intendiamo noi (che si chiama, appunto, interstate)].

Le conseguenze della creazione delle nuove interstate per le attivita' commerciali nelle 200 citta' e villaggi attraversati dalla Route 66 sono devastanti. Le nuove autostrade le bypassano completamente, i commerci non sono ne' visibili ne' raggiungibili, dato che l'accesso a e l'uscita dalle interstate e' limitato solo ad alcuni punti attraverso specifiche rampe. Molte citta' non hanno che un destino: morire.

C'e' un film che in tre minuti spiega benissimo quello che accadde alla Route 66 con l'arrivo delle Interstate: e' Cars, il cartone animato della Disney del 2006, che racconta la storia di una piccola citta' sulla Route 66, Radiator Springs, che dopo la costruzione dell'Interstate si ritrova ad arrugginire e morire, senza traffici (e' in inglese, ma anche se non lo parlate, riuscite a capire bene attraverso le immagini). 



Se quello descritto da Cars fu effettivamente il destino di molte comunita' sulla Route 66, chi si aspettava che la Route facesse la fine di tante altre strade del passato americano, come l'Oregon Trail, e sparisse nel dimenticatoio, dovette ricredersi.

Fin quasi da subito la Route 66 comincio' ad essere percorsa da turisti, artisti, registi, che cercavano di ritrovare quello spirito americano di liberta', di ascesa sociale, che la Route 66 era venuta a rappresentare nel corso degli anni, grazie alle cose di cui gia' abbiamo parlato, e grazie anche al serial televisivo Route 66, trasmesso in America dal 1960 al 1964 (credo che si debba proprio a questo serial il mito della Route 66 da percorrere con una decappottabile).

Associazioni per la preservazione della Historic Route 66 nacquero ovunque. Per lungo tempo lo sforzo e' stato volto a preservare e restaurare vecchie glorie (pompe di benzina, motel). Piu' di recente, timidamente, stanno aprendo nuovi esercizi commerciali sulla Route 66 che pur inserendosi nella tradizione, cercano di portare nuova linfa (nuovi diner, nuovi negozi di customizzazione di motociclette).

Ad oggi, circa l'80-85% della vecchia Route 66 e' ancora percorribile, con le sue luci al neon, i suoi motel, le sue corvette restaurate.

Se continuate a seguirmi, ne scopriremo i percorsi, i ristoranti, i cibi e i personaggi.  

FINE DELLA STORIA

Per chi si fosse perso le puntate precedenti:
La nascita di un bisogno - Storia della Route 66/1
Il sogno di Cyrus Avery - Storia della Route 66/2
Glianni d'oro della Mother Road - Storia della Route 66/3

7 commenti:

FB ha detto...

Ciao Demonio!
Devo farti nuovamente i complimenti! I tuoi post stanno diventando avvincenti come un serial TV!!!!
Ma una domanda: le autostrade italiane, non sarebbe meglio paragonarle ai pochissimi tratti di turnpike presenti in USA? Senza contare che...."magari avere delle autostrade come le interstate americane!!!" Qui siamo famosi per la Salerno-Reggio Calabria.....altro che!!!
E aggiungo: alcuni tratti percorribili di route, SONO STERRATI!!!!!!!!.....ma ora la smetto, sennò ti rubo il "mestiere"!!! A presto. FB.

Demonio Pellegrino ha detto...

FB,

Grazie! Bingo, per le turnpike. Ma proprio perche' sono presenti in pochissimi tratti e luoghi, al contrario delle Interstate, non le avevo nominate. Anche per loro tra l'altro, la nostra traduzione non potrebbe non essere "autostrade"...

Ma che rubi il mestiere, anzi, i commenti e le conoscenze dei lettori sono ESSENZIALI!

gurpsandthetux ha detto...

... mi sto proprio divertendo a leggere della Route 66... chissà che prima o poi non riesca anche a percorrerne almeno un pezzo. :-p

Demonio Pellegrino ha detto...

Benvenuto Gurps and the tux, sono contento che ti vdnga la voglia di partire!

b & k ha detto...

E dai, io ti seguo,andiamo?
http://hereinspaceandtime.blogspot.com/
b&k

Demonio Pellegrino ha detto...

Ciao basicolo e ketchup...la partenza e' sempre in programma

FB ha detto...

Mi sa che paternità, cucina, varie ed eventuali, hanno interrotto il tuo progetto Route 66 vero?
Attendiamo fiduciosi.....nel mentre qualcuno progetta un'altro viaggetto nel quale includere anche un pezzo di Route, uno qualunque, tanto merita di essere rivista tutta!!!
E poi mi manca la foto del cartello della partenza Route a Chicago!